| |
STRUTTURE E ATTIVITA’ TERAPEUTICHE DELLA COOPERATIVA CENTOFIORI
La Cooperativa Cento Fiori gestisce la Comunità di Vallecchio che è una struttura terapeutico-riabilitativa residenziale che accoglie persone con problemi di dipendenze patologiche; all’interno della Comunità è attivo un programma specifico denominato “modulo cocaina”.
Sempre in località Vallecchio è presente il Centro Osservazione, Diagnosi e Terapia Breve, riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna, per patologie derivate da abuso di sostanze psicotrope e finalizzato a dare risposte immediate e a fornire diagnosi scientificamente valide.
Nel territorio di Rimini è invece presente il Centro Diurno, struttura terapeutico-riabilitativa semiresidenziale rivolta a persone con problemi di dipendenza patologica che ha come caratteristica il coinvolgimento della famiglia nel programma terapeutico.
E’ inoltre presente un progetto di Reinserimento sociale residenziale che si avvale di gruppi appartamento gestiti da un’èquipe che si occupa in specifico delle problematiche personali, lavorative e di gestione di coloro che rientrano nella società dopo un programma terapeutico.
La Cooperativa, infine, affianca con propri educatori lo staff del progetto Andromeda-Se.A.T.T. della Casa Circondariale di Rimini con l’obiettivo di individuare, per persone condannate per reati commessi in relazione allo stato di tossicodipendenza, i programmi di trattamento più idonei.
Dal 2005 sono inoltre attivi lo Studio di Psicologia e di Psicoterapia e l’Attività di prevenzione nelle scuole.
I PROGRAMMI TERAPEUTICI DELLA COOPERATIVA SOCIALE “CENTO FIORI”
Un po’ di storia
La Cooperativa Sociale “Cento Fiori” a R. L. nasce nel 1981, proponendosi l’inserimento lavorativo a scopo terapeutico, per offrire delle alternative al fenomeno della tossicodipendenza. Ci si rese conto ben presto che in assenza di strutture di sostegno era impossibile fare cose concretamente utili, di conseguenza furono aperte la Comunità Terapeutica di Vallecchio alla fine del 1984 e, circa due anni dopo, il Centro Diurno di Rimini. La loro gestione è stata fin dagli inizi mista, caratterizzata da uno stretto coordinamento pubblico-privato. Dal 1989 si è avviata una collaborazione con il Ser.T. di Forlì e durata circa un decennio per la gestione del locale Centro Diurno; la stessa cosa è avvenuta col Ser.T. di Cesena qualche anno dopo. Successivamente, sulla scorta dell’esperienza con comunità terapeutica e in seguito alle mutate richieste e caratteristiche dell’utenza, si è avviata una stretta collaborazione (al punto di creare un’apposita equipe mista, con operatori pubblici e privati) con l’Azienda U.S.L. di Rimini per la creazione nel 2002 del Centro di Osservazione e Diagnosi (inizialmente denominato Centro Diagnosi e Terapia Breve).
La storia della Cooperativa Sociale “Cento Fiori” è stata caratterizzata da innumerevoli iniziative. Infatti, oltre alle strutture e alle collaborazioni citate, la coop. ha avviato diverse attività lavorative distribuite nelle province di Rimini e Forlì quali: una serigrafia, un centro ippico, un cantiere nautico, un laboratorio di vetroresina, un laboratorio di fito-preparazioni, produzione e vendita di prodotti biologici, un settore verde per la progettazione e manutenzione di giardini, un settore serra (piante ornamentali e da appartamento) che collabora anche con la Casa Circondariale di Rimini per l’inserimento dei detenuti che frequentano la Sezione Attenuata per il trattamento Tossicodipendenti (Se.A.T.T.), una legatoria dove si restaurano anche libri antichi. Alcune di queste attività, avviatesi anche col contributo di coloro che hanno svolto un percorso terapeutico, hanno potuto successivamente sganciarsi dalla Coop. Sociale “Cento Fiori” per diventare attività autonome e/o creare nuove cooperative: è il caso del cantiere nautico, del laboratorio di fito-preparazioni, del settore del verde e della serigrafia.
Attualmente le attività terapeutiche principali sono tre: la Comunità Terapeutica, il Centro Diurno e il Centro di Osservazione e Diagnosi.
La C.T. e il C.O.D. sono entrambi collocati nella sede operativa di “Vallecchio”, nel comune di Montescudo (RN), anche se ciascuna struttura è autonoma sia dal punto di vista del programma terapeutico sia dal punto di vista dei fabbricati utilizzati.
Il C.D. è collocato a Rimini in sede adiacente agli uffici amministrativi della Cooperativa sociale “Cento Fiori”.
I concetti teorici da cui si è partiti
Definizione di tossicomania
L. Cancrini, definisce la tossicodipendenza una situazione in cui è presente:
1) un bisogno di continuare ad usare una sostanza e a procurarsela a qualsiasi prezzo;
2) un grossolano indebolimento di tutti gli altri interessi e di tutti gli altri legami con la realtà degli altri;
3) l’iscrizione in un ruolo sociale tipico, la creazione di un’immagine di se stessi e di una serie di comportamenti pubblici, cioè di uno stile di vita, che rispondono a questo ruolo.
La tossicodipendenza sembra sfuggire ad un quadro nosografico preciso ma, al di la delle varie ipotesi interpretative, è possibile rintracciare un filo comune: l’uso della droga risulterebbe essere un tentativo, seppure incongruo, di autoterapia; l’esperienza con l’eroina permetterebbe di sperimentare una situazione di equilibrio rispetto ad una situazione di disagio o di forte conflitto.
E’ la risultante di un incontro tra una persona e una sostanza, all’interno di una situazione di incapacità e/o impossibilità a trovare strade efficaci per la risoluzione della sofferenza. Questo vissuto depressivo si genera anche a valle, poiché la tossicodipendenza produce un senso di fallimento e di incapacità: il soggetto si troverà allora all’interno di una dinamica, di un rapporto ricorsivo che si autoalimenta, aggravandosi sempre più.
Il problema dell’eziologia della tossicodipendenza è particolarmente complesso, in quanto concorrono fra loro molteplici variabili: tipo di cultura, disponibilità sul mercato della sostanza, problemi di ordine economico, funzionamento biologico del sistema nervoso, legislazione, organizzazione familiare e struttura di personalità connessa.
La tossicodipendenza è fondamentalmente un problema che insorge durante la fase dell’adolescenza; all’interno del modello sistemico-relazionale viene collegata alle difficoltà intervenute nel processo di individuazione e di svincolo.
Un ulteriore importante contributo è quello fornito da L. Cancrini nel suo tentativo classificatorio, considerando le caratteristiche legate agli aspetti tipici delle personalità diverse, alle specificità degli effetti del farmaco, alle modalità d’uso e agli aspetti relazionali. E’ lo stesso L. Cancrini a premettere che nessuna classificazione può essere di per se esaustiva, tanto più che è presente una certa discontinuità concettuale per definirla, ma può essere usata come chiave di lettura per un numero sufficientemente alto di osservazioni, permettendo altresì un primo orientamento terapeutico.
Le quattro tipologie individuate sono:
- tossicomanie traumatiche;
- tossicomanie di copertura o di compenso;
- tossicomanie da nevrosi attuale;
- tossicomanie “nucleari”, secondo la definizione di Olievenstein, che affondano le loro origini in quelle che Lacan chiama le fasi dello specchio.
L’ipotesi psicopatologica
La teoria cui facciamo riferimento è quella della scuola operativa di Pichon-Riviere, Bleger, Bauleo pur tenendo ben presenti le opportune differenze e specificità dovute all’ambito comunitario e cercando di restare aperti agli stimoli teorici e pratici che possono risultare utili, senza rigidità ideologica.
Pichon-Riviere elabora una concezione che definisce “malattia unica”: la malattia è un tentativo, fallito, di risoluzione del conflitto. Salute e malattia sono in riferimento all’adattamento attivo o passivo alla realtà. Considerando l’adattamento come risposta, adeguata o inadeguata, coerente o incoerente, alle esigenze dell’ambiente, alla connessione operativa o non del soggetto con la realtà, è evidente che normalità o anormalità non sono concetti assoluti, ma situazionali ed operativi. Ogni comportamento deviante è la risultante di una lettura impoverita della realtà, è cioè presente un disturbo nel processo di apprendimento della realtà e un deficit nel circuito della comunicazione.
Partendo dalle teorie della M. Klein, la depressione viene vista quale situazione patogenetica di base e le altre strutture patologiche risulterebbero essere tentativi falliti ed inadeguati di cura. Queste strutture patologiche sono configurate sulla base di una stereotipia delle tecniche dell’IO, meccanismi di difesa, caratteristiche della posizione schizoparanoide. L’alternanza e l’intrecciarsi della posizione depressiva e schizoparanoide determina una continuità sottostante ai vari aspetti fenomenici caratteristici dei vari casi clinici.
Saranno presenti meccanismi di difesa che hanno come meccanismo centrale la scissione o splitting dell’IO, dell’oggetto e dei legami dell’IO con l’oggetto. Il fallimento dell’elaborazione della sofferenza della posizione depressiva comporta il predominio di difese che implicano il blocco delle emozioni e delle attività della fantasia; ne deriva una stereotipia che impedisce un adattamento attivo alla realtà, cioè difficoltà a modificarla e a modificarsi. Il cambiamento viene qualificato in termini di rottura della stereotipia dei ruoli: qualsiasi cambiamento attiva paura, angoscia e ansia.
In ogni gruppo terapeutico è necessaria l’elaborazione delle ansie di base, o resistenze, per permettere la rottura della stereotipia: ansia confusionale, persecutoria o depressiva.
L’ansia confusionale si manifesta quando cade uno schema di riferimento e non se ne ha uno nuovo; nell’ansia persecutoria il soggetto si sente insicuro per mancanza di strumenti e si sente come attaccato; l’ansia depressiva o di perdita è presente quando si ha la sensazione di perdere qualcosa ed, in particolare, le strutture mentali già presenti.
Un gruppo è un insieme di persone legate tra di loro per costanti di tempo e di spazio, ed articolate su una mutua rappresentazione interna che si propone in forma implicita o esplicita un compito che ne costituisce le finalità. In un contesto terapeutico si cercherà di rendere esplicito l’implicito (in senso maieutico e non ermeneutico).
Lo strumento di chiarimento è dato dall’interpretazione la cui efficacia non è subordinata ad un criterio di verità, ma secondo il criterio dell’operatività, nella misura in cui permette la rottura della stereotipia. L’interpretazione permetterà di rendere cosciente il soggetto del desiderio dell’inconscio.
Il gioco tra soggettività e gruppalità, tra verticalità e orizzontalità, ci da la nozione di emergente, in quanto emergente è ciò che denuncia la situazione. Tanto più un soggetto sarà incapace di contenere le ansie di base che ogni cambiamento mobilita, tanto più occorrerà un contesto nel quale queste ansie possono essere elaborate. La funzione di contenimento del setting permette di accogliere e separare il mondo esterno da quello interno, favorendo una prima discriminazione. Un particolare aspetto che merita la nostra attenzione riguarda la discriminazione degli ambiti e degli operatori. Ben sappiamo quanto la persona con una dipendenza patologica rifiuti la discriminazione e preferisca una sorta di confusione; si è anche fatta l’ipotesi che ciò sia storicamente determinato e riguardi l’incapacità di sentire l’IO come un contenitore, dando origine all’idea di un IO-pelle bucato (sic!). La C.T. fornisce una sorta di IO ausiliario e all’interno di detto contenitore l’utente usufruisce di quelle potenzialità di relazioni (aiuti, sostegni, ect.) che realizzano esse stesse la psicoterapia. Spesso chi critica l’operato delle C.T. esplicitamente terapeutiche preme, fondamentalmente, sull’idea di in discriminazione. Pur essendo coscienti che tali problematiche esistono e possono presentarsi, ed è un motivo per cui esiste la supervisione, crediamo anche che non si possono, tuot-court, travasare teorie nate in ambito duale psicoanalitico all’ambito comunitario.
Pensiamo che esista in tal modo confusione tra terapia, tutta l’organizzazione della C.T. e gruppo terapeutico, che ne è una parte. Pensiamo inoltre che non voler vedere l’essere umano nella sua unitarietà, oltre ad essere un sintomo difensivo dell’operatore, possa comportare una frantumazione interna della persona e indurre la riproposizione della in discriminazione e della confusione.
Il singolo operatore non può essere colui che si occupa di tutto, perché ciò sarebbe più confusivo che discriminante rispetto al suo operato. All’interno delle nostre equipes si sono differenziati ruoli ed ambiti di intervento.
|
|
Warning: readfile(http://lnx.zanzini.it/gallery2/main.php?g2_view=imageblock.External&g2_blocks=randomAlbum&g2_maxSize=125&g2_itemId=14070&g2_show=none&g2_linkTarget=_blank) [ function.readfile]: failed to open stream: HTTP request failed! HTTP/1.1 404 Not Found
in D:\inetpub\webs\coopcentofioriit\new\index_att_terapeutiche.php on line 76
|