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19 Marzo 2026Un progetto per i detenuti della sezione trattamento tossicodipendenti impostato per arricchire le nozioni di informatica con elementi di comunicazione e di marketing attraverso la redazione di un curriculum e una lettera di presentazione.
Autori: Camilla Ginestra, Enrico Rotelli, Valentina Selvaggio
La cooperativa sociale Cento Fiori svolge nella Sezione a custodia Attenuata Trattamento Tossicodipendenti (Seatt) Andromeda della Casa Circondariale di Rimini un servizio volto a individuare e sostenere il percorso più idoneo al reinserimento sociale dei detenuti tossicodipendenti, coinvolgendo direttamente in prima persona il singolo utente e l’équipe di trattamento.
Nell’ambito di questo servizio, l’allora curatrice del servizio, la psicologa Valentina Selvaggio, ha coinvolto Enrico Rotelli, giornalista responsabile della comunicazione Cento Fiori, per impostare un corso di formazione di informatica. Nel bagaglio esperienziale della Cooperativa c’era già qualcosa di analogo, avviato con l’allestimento di un’aula di informatica presso la Comunità Terapeutica e il Cod di Vallecchio, grazie all’aiuto della Sgr. Per rendere il progetto in carcere più utile e interessante, abbiamo impostato come scopi finali la redazione di un curriculum di lavoro e di una lettera di presentazione, arricchendo così le nozioni di informatica con elementi di comunicazione e di marketing, ovviamente marketing di se stessi. Insomma, ci siamo dati un orizzonte che superava, fin dagli scopi, sbarre, muri di cinta e torrette di guardia.
In questa fase la consulenza di Primo Pellegrini è stata preziosissima. Sociologo di formazione ed educatore del SerD di Rimini, è da anni impegnato in progetti editoriali di promozione del servizio ma anche di coinvolgimento degli utenti con esperimenti di scrittura “dal basso”. Pellegrini, infatti, appassionato fin da giovane di letteratura in prosa e in poesia, ha accumulato una notevole esperienza nel coinvolgere soggetti affetti da dipendenza in fanzine, giornali e riviste, accompagnandoli nell’apprendere chi una impostazione giornalistica, chi a dipanare una verve narrativa in testi creativi, in racconti o in versi.
La bozza di progetto poi è stata rilevata e affinata dalla psicologa Camilla Ginestra, che è subentrata nel ruolo di curatrice del servizio Seatt Andromeda a Valentina Selvaggio, ora in forza alla Comunità Terapeutica di Vallecchio.
Il contesto carcerario e i requisiti di sicurezza
Non era la prima volta che personale della Cento Fiori provava a creare tali corsi, la vera sfida era e rimaneva il riuscire a realizzarli. I problemi infatti sono le restrizioni che l’ambiente carcerario ha in atto, per ovvi motivi di sicurezza. Computer e cellulari non possono essere portati all’interno dei luoghi di detenzione e Seatt Andromeda, per quanto sia a custodia attenuata, non sfugge a queste restrizioni.
Il primo scoglio per la neoresponsabile Camilla Ginestra è stato quindi reperire all’interno della amministrazione carceraria alcuni PC per le lezioni pratiche, oltre a evadere la pletora di pratiche relative alla sicurezza che ogni progetto e ingresso di estranei comporta. La chiave di volta per il primo successo – ovvero il materiale didattico – è stata la collaborazione della dirigente del carcere, la dottoressa Palma Mercurio, che ha supportato il progetto al pari dell’equipe educativa in forza alla casa circondariale, un pool di psicologhe ed educatrici guidate da Laura Ungaro. Le quali hanno assicurato il ripristino, la resa operativa e la messa in sicurezza di 4 PC portatili, funzionanti e completi con la suite Office.
Gli scopi del progetto
La semplice dicitura “Corso di informatica di base”, applicata ai detenuti e alla Seatt restringe troppo il campo della portata di un simile progetto. Il paziente già affetto da dipendenze e/ o in stato di detenzione ha alcune caratteristiche che devono essere tenuto in gran conto al momento della redazione e della esecuzione di qualunque progetto.
Il primo è il coinvolgimento. Nella routine di una istituzionalizzazione quale il carcere o la comunità, il barlume di novità rappresentato da un’idea di corso, qualunque esso sia, può portare a un’adesione che, man mano che il progetto procede, può scemare fino a scomparire. Il rischio di “mortalità” degli utenti è da tenere in conto sia nella progettazione dell’intervento, sia durante lo svolgimento delle singole lezioni sia nell’intero arco del corso.
Un secondo aspetto è la necessità di mantenere il focus dell’utente. In questo caso una componente importante è la conduzione delle singole lezioni, che certo devono essere pianificate in precedenza. Occorre però avere “in riserva” degli altri approdi argomentativi o dei “piani di fuga” nel momento in cui la platea comincia ad avere segni di cedimento d’attenzione, o indica dei forti interessi verso alcuni aspetti piuttosto che altri.
Un altro fattore decisivo, talvolta, è il vissuto anche quotidiano dell’utente, che influenza in maniera talvolta drammatico la sua capacità di attenzione o addirittura partecipazione alla lezione o l’abbandono del corso. L’ombra di un provvedimento giudiziario, un colloquio negativo con il proprio legale o con la famiglia, giusto per citare due esempi comuni, così come la prospettiva di un alleggerimento della pena, possono influenzare in un modo o in un altro il procedere dell’apprendimento. In questo senso, lo svolgimento in coppia del corso – docente + psicologo – hanno garantito il controllo della situazione e il necessario supporto alla concentrazione durante le lezioni, talvolta determinando il proseguimento per alcuni utenti dell’intero percorso.
Ultimo ma non minore aspetto, l’orizzonte prospettico del corso, sia da un punto di vista dei contenuti, sia del linguaggio. In esperienze precedenti con utenti provenienti da situazioni ravvicinate di detenzione e di tossicodipendenza, confermate anche dai progetti editoriali curati da Primo Pellegrini, si è notato che i dialoghi e le digressioni durante il corso spesso vertono su argomenti legati alla detenzione, agli aspetti legali superati o incombenti, citazioni o battute su situazioni o esperienze con sostanze. Si arriva al paradosso che argomenti comuni a uomini istituzionalizzati in strutture più o meno coercitive – siano carceri, caserme o navi – come le donne scompaiano completamente dagli scambi verbali, pur essendo copiose in immagini incollate su muri e armadietti.
L’articolazione del corso: tempi, argomenti, modalità di sviluppo delle lezioni
Tenendo presente gli aspetti illustrati nella sezione Gli scopi del progetto, abbiamo impostato una serie di argomenti e di obbiettivi ben definiti, da sviluppare in 4 – 5 appuntamenti di circa un’ora e mezza ciascuno. Tempistiche queste non tassative, influenzate non solo dai partecipanti, ma dallo stesso ambiente carcerario.
Il giorno dell’inizio del corso, ad esempio, una piccola colluttazione nel corridoio principale della zona di maggiore sicurezza ha ritardato l’arrivo dell’agente che sovrintende alla Seatt, rimasto in stand-by finché la situazione non si è normalizzata. Una situazione di nessun pericolo ma che ha reso chiaro fin da subito che le esigenze di servizio in ambito carcerario sono inaspettate e improvvise e quindi possono limitare e diminuire la durata delle lezioni.
La tempistica della lezione, oltre alle esigenze carcerarie, l’hanno dettata gli alunni. Caffé e sigarette prima di cominciare, ovviamente. La Seatt è organizzata con una cucina e una sala comune e delle camere in un unico edificio, con un ampio cortile dedicato allo sport delimitato oltre che dall’edificio da un muro perimetrale: nessun cancello divisorio se non un portone, chiuso, accanto all’ufficio dell’agente in servizio. Il cortile è stata la nostra sala caffè.
Quando l’attenzione cominciava a calare, dopo circa ¾ d’ora, un alunno si è alzato a preparare il secondo giro di caffè. Il clima che si era creato era comunitario e cameratesco, una volta spazzata via l’idea di un rapporto istituzionale che avevano i ragazzi. Dopo due o tre perentori “non mi dare del lei”, e aver specificato che “non sono un professore, sono un utente del computer come lo sarete voi tra poco, che lo usa da qualche anno in più”, e grazie all’aiuto di Camilla, la sala comune di un edificio della Casa Circondariale poteva essere benissimo scambiata per un’aula di un centro di formazione in centro a Rimini.
Il passo successivo è stato quando, distraendosi, parlavano di carcere, pene, articoli di legge, argomenti ovviamente dominanti in quell’ambito. Con decisione abbiamo chiarire bene i termini del gioco: nel tempo che ci veniva concesso, non si parla di carcere, siamo qui per lavorare sul futuro fuori da qui. E i ragazzi, su questa orizzonte, sono entrati subito in partita. Ciascuno con la propria capacità di concentrarsi, è vero, ma in maniera corale e con un notevole spirito collaborativo tra loro.
I contenuti del corso
Facendo tesoro di tutto ciò esposto sopra e di quel che la “provvidenza” donava, abbiamo impostato il corso così:
Una lezione di informatica di base, mettendo bene in evidenza che anche il cellulare è un computer, uguale in tutto e per tutto come funzionamento ad un Pc. E quindi spiegando in modo semplice e immediato cosa è una Ram, una memoria di massa, il processore ecc ecc. In questo modo gli utenti hanno assimilato le informazioni cogliendo che potevano usarle nella vita di tutti i giorni al momento di acquistare un normale telefonino, scegliendolo in base alle loro reali necessità, superando così i linguaggi accattivanti del marketing.
La parte dedicata all’hardware è stata svolta aprendo sotto i loro occhi il computer presente in sezione, un vecchio catenaccio che però è servito a fissare bene le nozioni appena illustrate. Una piccola appendice è stata dedicata alle unità di misura (byte, kilobyte, megabyte, Gigabyte), anche queste spiegate in modo che le nozioni servissero per quello che poteva essere la loro utilità più immediata. In particolare l’acquisto e l’uso di un cellulare, in un rapporto qualità – prezzo quanto più possibile alla loro portata e per conoscere la portata dei dati contenuti in immagini, video, testi. Nozioni queste utili per la gestione del traffico dati e i relativi costi e per la gestione degli spazi delle memorie di PC e cellulari.
Esauriti i pochi ma essenziali argomenti di base, ci siamo concentrati sul software Word e sui contenuti da inserirvi. Una volta accesso il computer e avviato il programma, ogni pc usato a coppie abbiamo cercato di far focalizzare gli alunni sui contenuti tipici di un curriculum, come dati personali – fin qui tutto facile – ma anche sulle esperienze passate, cercando però di superare la mera dicitura di aziende e tempi arricchendola con particolari sui ruoli svolti. Quel che l’alunno dava per scontato, nel giro di poche “interviste” diventava un terreno di analisi delle proprie competenze che via via ampliava la conoscenza di loro stessi e delle proprie capacità. Questa prima stesura del curriculum è stata anche l’occasione per impostare un lavoro sulla sintesi, assolutamente necessaria per rendere quanto più efficace un testo breve. Lavoro che poi verrà ripreso nella stesura della lettera di presentazione.
La quarta lezione è stata dedicata invece alla lettera di presentazione del curriculum. La maggiore difficoltà è stata quella di far comprendere che non si trattava di anticipare o riproporre i contenuti dipanati nel curriculum, ma di creare un testo efficace che fosse propedeutico alla lettura, generando interesse nel destinatario. Abbiamo fatto concentrare gli alunni sulle qualità che potevano emergere dalle loro precedenti posizioni lavorative, usandole come leva per ingenerare interesse. Accanto a queste abbiamo insegnato il valore di studiare il proprio target di lettore, ed inserire dei particolari nel testo che facessero intuire al destinatario che la lettera era mirata esattamente a lui e non una copia inviata indiscriminatamente a una qualunque mail di una mailing list. Molto spesso arrivano curriculum inviati massivamente ad aziende, senza che il mittente si curi di conoscere le caratteristiche del proprio target. Mail che finiscono invariabilmente nel cestino. Gli alunni hanno invece compreso che la selezione del destinatario in base alle proprie esigenze, e quindi la raccolta di informazioni attraverso i canali informativi del target, sono una fonte di aiuto per essere più efficaci nel proprio invio.
L’ultimo giorno è stato dedicato all’utilizzo dei modelli precostituiti della suite di office, inserendo le bozze di curriculum nei file preimpostati, formattando i testi e limandoli ulteriormente per una maggiore efficacia. Infine, la stampa: il lavoro svolto doveva essere consegnato all’alunno come esito finale di uno sforzo non solo personale ma comune.
Infatti le lezioni del corso sono state praticamente seguite da tutti gli appartenenti alla Seatt Andromeda, qualcuno utilizzando il pc, altri seguendo la lezione ma anche intervenendo nella discussione che ciascuno affrontava relativamente al proprio vissuto lavorativo. Si potrebbe parlare di una seduta collettiva di “terapia del lavoro”, dove le informazioni di ciascuno si traducevano in vissuto collettivo, utile a chi materialmente poi aveva scelto di stilare i propri curriculum e la lettera di presentazione. Per non parlare poi del trasfert di informazioni in informatica, i più giovani o più esperti che aiutavano i meno attivi a completare i vari task richiesti, come salvare, ritrovare, copiare, cancellare.






