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2 Marzo 2026La nostra Elena Lucarella, collega che segue per Cento Fiori i progetti del territorio di prevenzione per adolescenti alle prese con il mondo digitale, co-firma un intervento sulla rivista scientifica Sestante numero 17.
Autori: Giorgia Bondi, Elena Lucarella, Valentina Moscatiello, Antonella Antonelli, Gina Ancora
Rivista Sestante – Salute mentale, dipendenze patologiche, salute nelle carceri, Regione Emilia Romagna, numero 17, Generazione Z e Olders. Valutazione interventi clinici e di prossimità.
ABSTRACT
L’ambiente digitale si af?anca oggi ai contesti tradizionali di sviluppo familiare, scolastico, sociale e naturale sollevando interrogativi su come riorientare strategie di informazione, prevenzione e interventi educativi lungo il ciclo di vita. Le tecnologie, da semplici strumenti, sono divenute vere e proprie dimensioni esperienziali entro cui bambini e adolescenti crescono, apprendono e socializzano.
I contesti educativi e i servizi di cura sono chiamati a ride?nire le proprie pratiche, superando modelli rigidi o obsoleti e riconoscendo la dimensione digitale come spazio di crescita, valorizzandone gli aspetti evolutivi e preventivi. Promuovere il benessere digitale signi?ca costruire un equilibrio tra età, tempo, modalità di esposizione e qualità dei contenuti, a tutela dello sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale delle giovani generazioni.
Nella cornice del Piano Regionale della Prevenzione 2021– 2025 della Regione Emilia-Romagna, l’elaborato illustra l’impegno congiunto dei Dipartimenti di Sanità Pubblica, Salute Donna, Infanzia e Adolescenza e del Servizio Dipendenze Patologiche dell’AUSL della Romagna – ambito di Rimini, volto a promuovere un uso equilibrato e consapevole delle tecnologie digitali in prima infanzia e adolescenza attraverso il coinvolgimento delle famiglie, dei sistemi educativi, dei medici di medicina generale (MMG) e dei pediatri di libera scelta (PLS).
Introduzione
Negli ultimi due decenni, l’evoluzione delle tecnologie digitali ha trasformato in profondità le abitudini relazionali, cognitive e sociali, producendo quella che il ?losofo Floridi de?nisce la quarta rivoluzione esistenziale dell’uomo contemporaneo. Egli descrive questa nuova condizione attraverso il concetto di Onlife, una dimensione in cui reale e virtuale si intrecciano costantemente, ride?nendo il nostro modo di vivere, pensare e relazionarci (Floridi, 2015). Sebbene oggi si parli di nativi digitali per sottolineare la precoce familiarità dei bambini con le tecnologie, è opportuno ricordare che le competenze digitali non sono innate, ma devono essere acquisite attraverso una mediazione adulta consapevole (Prensky, 2013). L’esposizione precoce agli schermi, spesso utilizzata dalle famiglie come strumento di regolazione emotiva già nel primo anno di vita, comporta tuttavia rischi signi?cativi. Numerose ricerche evidenziano come, nella fascia 0–2 anni, l’uso incongruo dei dispositivi e la fruizione di contenuti inappropriati possano compromettere sonno, sviluppo cognitivo e linguistico, abilità sociali e abitudini alimentari, con ricadute negative sul benessere emotivo e un possibile aumento del rischio di dipendenza. Queste evidenze sollecitano una ri?essione sull’importanza di promuovere buone genitorialità digitali, intese come l’insieme di pratiche e responsabilità degli adulti nella gestione dell’ambiente digitale, includendo supervisione, trasmissione di competenze e prevenzione dei rischi (Livingstone Ross, 2022). Anche l’adolescenza risente profondamente dell’evoluzione tecnologica: smartphone, social network, piattaforme di streaming e gaming online sono oggi spazi di costruzione identitaria, espressione emotiva e socializzazione. Tuttavia, un uso eccessivo o disfunzionale può favorire forme di disagio psicosociale ?no a veri e propri quadri clinici, tra cui il Gaming Disorder (ICD- 11). In Italia, sebbene manchino dati epidemiologici nazionali sistematizzati, diversi studi regionali e osservatori locali segnalano un aumento dei comportamenti problematici legati al gaming, in particolare dopo la pandemia da COVID- 19. In questo contesto si colloca anche il gioco d’azzardo online, che condivide con videogiochi e social network speci?ci meccanismi psicologici e neurocomportamentali, quali il rinforzo intermittente, la grati?cazione immediata, l’illusione di controllo e il design persuasivo, favorendo condotte ripetitive, craving e progressiva perdita di controllo (King, Delfabbro & Grif?ths, 2010; Grif?ths, 2012; Gainsbury et al., 2015). La crescente accessibilità tramite dispositivi digitali personali, noti?che continue, microtransazioni e sistemi di pagamento rapidi e dematerializzati amplia signi?cativamente la fruibilità del gioco d’azzardo patologico, abbassando le soglie di accesso anche in età giovanile (Derevensky & Gainsbury, 2016; Hing et al., 2017). L’esposizione precoce a tali dinamiche rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di comportamenti di gioco problematico, collocando il gambling online nel più ampio quadro delle dipendenze comportamentali digitali (Blaszczynski & Nower, 2002; APA, 2013; WHO, 2019). La Società Italiana di Pediatria (SIP) segnala, inoltre, come iperconnessione e sovraesposizione a contenuti digitali siano associate a disattenzione, isolamento sociale, disturbi del sonno, sintomi depressivi e ritardi nello sviluppo socio- relazionale. A livello europeo, la prevalenza del Gaming Disorder tra i 12 e i 18 anni è stimata tra l’1% e il 9%, con valori più elevati nei maschi e nei soggetti con vulnerabilità psicologiche (ADHD, disturbi dell’umore, tratti autistici).
Anche nei contesti scolastici e nei Servizi per le Dipendenze Patologiche italiani emergono richieste crescenti di supporto per problematiche legate al gaming, spesso non ancora clinicamente strutturate, ma già impattanti sulla qualità della vita. A fronte di tali rischi, la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) ha promosso vademecum informativi per le famiglie sull’uso consapevole dei dispositivi. Parallelamente, i servizi territoriali di Sanità Pubblica, Salute Donna, Infanzia, Adolescenza e Dipendenze Patologiche hanno iniziato a sviluppare interventi di prevenzione e sensibilizzazione per rafforzare le competenze genitoriali, riconoscendo nella salute digitale una componente essenziale del benessere complessivo. Nel territorio riminese, sono stati avviati due progetti di promozione della salute e prevenzione in continuità tra loro: Educare al Digitale, rivolto alle famiglie con bambini 0–6 anni e promosso in collaborazione con i PLS, e Rel-Azioni Digitali, destinato alle famiglie di preadolescenti e adolescenti, con l’obiettivo di favorire l’intercettazione precoce dei rischi e il raccordo con i servizi specialistici di cura.
1. Descrizione degli interventi di prevenzione e metodologia
1.1. Il Progetto Educare al Digitale
Il progetto Educare al Digitale nasce all’interno del Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza di Rimini – AUSL della Romagna, in collaborazione con i PLS dell’ambito aziendale. Si inserisce nel quadro della Legge Regionale Emilia-Romagna n. 19/2018 e del Piano Regionale della Prevenzione (PRP) 2021–2025, con particolare riferimento agli interventi PL11 (Primi 1000 giorni di vita), PL20 (Sani stili di vita) e PP04 (Prevenzione e Dipendenze). La prima azione progettuale innovativa ha riguardato l’integrazione, a partire dall’anno 2023, nella pratica clinica dei Pediatri di Libera Scelta (PLS) della provincia di Rimini, del software Bilancio di Salute Digitale (BSD), uno strumento di screening che raccoglie dati standardizzati sul rapporto tra bambini e tecnologie, esplorando speci?che aree tematiche (comprensione della realtà e dell’identità virtuale; cyberbullismo; adescamento online; sexting; dipendenza da internet; ritiro sociale e fenomeno Hikikomori; utilizzo di smartphone, tablet e computer; social network e app; videogiochi; youtuber e streamer; serie animate e anime; fumetti e manga; serie TV; musica; equilibrio tra attività digitali, sportive e sedentarie; in?uenza del contesto familiare e presenza di modelli digitali a rischio) e fornendo una fotogra?a aggiornata dello stato di salute digitale nelle diverse fasce d’età che consente l’individuazione precoce di eventuali fattori di rischio. L’approfondimento clinico con il pediatra, supportato dal BSD, è ?nalizzato alla valutazione delle principali dimensioni dello sviluppo digitale del minore attraverso la somministrazione di un questionario durante le periodiche visite di controllo: l’utilizzo dello strumento è stato prioritariamente rivolto ai nuclei con bimbi entro i primi 1000 giorni di vita e successivamente esteso, per una fotogra?a più longitudinale, anche alle famiglie con bimbi di più di 2 anni di età. La generazione di un link consente la compilazione online del questionario da parte delle famiglie e, dai 7 anni, anche dei minori. I risultati, elaborati in tempo reale, vengono condivisi con la famiglia che ha modo di ri?ettere, attraverso apposite schede tematiche elaborate dal software, sugli elementi di criticità emersi nel rapporto con le tecnologie ed eventualmente orienta il pediatra all’invio del nucleo a servizi psicologici specialistici. Il BSD si con?gura, quindi, come uno strumento teorico-pratico in evoluzione, concepito come framework dinamico per la promozione della salute digitale in ambito pediatrico, attraverso il sostegno alla genitorialità, inteso come rafforzamento delle competenze educative nella gestione dell’impatto tecnologico familiare. Parallelamente all’utilizzo del software, sono state sviluppate due principali linee di intervento operative a sostegno della salute psico-comportamentale di bambini e famiglie:
- Sportello psicologico gratuito, tenuto da una psicologa- psicoterapeuta esperta, attivo due giorni a settimana presso l’Ospedale “Infermi” di Rimini (dicembre 2023 – giugno 2024), accessibile su richiesta spontanea da parte dei genitori di bambini 0–6 anni o su invio dei PLS.
- “Conversazioni educative sul benessere digitale”, un ciclo di incontri realizzato nei nidi e nelle scuole dell’infanzia, in collaborazione con i servizi educativi e i Centri per le Famiglie. L’obiettivo è intercettare i genitori nei contesti educativi quotidiani, promuovendo momenti di sensibilizzazione e psicoeducazione che combinano informazione, confronto e strategie pratiche per prevenire un uso inadeguato dei dispositivi (limitazione dello screen time, de?nizione di regole condivise durante i pasti, il sonno e la socializzazione, ed evitamento dell’impiego dei devices come strumenti calmanti o di ricompensa).
1.2. Il Progetto Rel-Azioni Digitali
Rel-Azioni Digitali rappresenta un’innovazione territoriale nel campo della prevenzione delle dipendenze digitali in adolescenza, fondata su un modello integrato di prossimità, accessibilità e collaborazione interprofessionale.
A partire dal 2021, l’equipe Prevenzione del SerDP ha implementato la sperimentazione delle Case Ludiche, spazi protetti di informazione, prevenzione e intercettazione precoce collocati in contesti extra-sanitari. Tali setting, attivi nei territori di Rimini e Riccione, con?gurano spazi sicuri, neutri, ove poter giocare, videogiocare, ri?ettere, in cui reale e virtuale si intersecano per promuovere nuove modalità relazionali e partecipative. Nel giugno 2024, in continuità con tale paradigma, sono stati attivati gli sportelli di ascolto e counseling psicologico sul digitale presso le Case Ludiche: A Social-Space (Riccione) e A-GoodGame Space (Rimini). Gli sportelli offrono interventi di informazione e consulenza rivolti ad adolescenti e ?gure adulte di riferimento (genitori, docenti, educatori), con la duplice ?nalità di prevenire l’uso disfunzionale delle tecnologie e di valorizzarne le potenzialità evolutive e relazionali. Tuttora operativi per tre ore settimanali e condotti da una psicologa-psicoterapeuta esperta in dipendenze patologiche, gli sportelli prevedono:
- colloqui individuali e familiari, su appuntamento o su invio da MMG e PLS;
- valutazione degli adolescenti condotta mediante l’Adolescent Behavior Questionnaire (ABQ), strumento self-report utilizzato all’interno di una valutazione multimodale, interpretando i comportamenti in relazione al contesto relazionale e di sviluppo dell’adolescente;
- interventi di counselling breve e psicoeducazione sull’uso regolato dei dispositivi osservazioni comportamentali in ambiente digitale mediante console e device in un setting non stigmatizzante.
L’accesso avviene tramite segnalazione diretta o su invio dei professionisti del territorio; gli esiti della consultazione vengono restituiti in forma scritta al servizio o al medico inviante, con eventuali indicazioni di follow-up o presa in carico specialistica.
Il progetto persegue una duplice ?nalità: favorire l’intercettazione precoce dei comportamenti a rischio e promuovere competenze di autoregolazione e consapevolezza critica nei giovani e nei loro contesti di riferimento. Inoltre, Rel-Azioni Digitali consolida la rete interistituzionale tra servizi sanitari, scolastici e familiari, contribuendo alla costruzione di un modello territoriale di promozione della salute digitale.
2. Implementazione dei progetti e valutazione dell’impatto sui target
2.1. Il Progetto Educare al Digitale
Nel biennio 2023–2025, 10 PLS del territorio (28,6% del totale dei PLS formati) hanno integrato routinariamente lo strumento di screening precoce BSD nella pratica clinica. Sono stati effettuati 304 Bilanci di Salute Digitale su 235 lattanti di età inferiore ai 2 anni (età media: 1 anno). Nei gra?ci di seguito (1-2) sono riportati i principali comportamenti a rischio rilevati in questa fascia di età, tra cui emerge in particolare l’eccessiva e precoce esposizione a contenuti video, associata in letteratura a ritardi nello sviluppo del linguaggio, delle capacità cognitive ed esecutive, nonché a disturbi dell’attenzione e del sonno (Acta Pediatr. 2008, APA 2016).

Il terzo gra?co mostra che la condivisione di foto o video dei ?gli sui social network o sulle applicazioni di messaggistica risulta una pratica relativamente diffusa: il 31% dei genitori dichiara di farlo qualche volta e il 12% spesso, mentre il 29% lo fa raramente e il 28% dichiara di non farlo mai. Nel complesso, oltre quattro genitori su dieci riferiscono una condivisione almeno occasionale di contenuti riguardanti i ?gli, evidenziando come lo sharenting rappresenti un comportamento socialmente rilevante, seppur eterogeneo per frequenza (Blum-Ross & Livingstone, 2017; Brosch, 2016).
L’ultimo gra?co sembrerebbe evidenziare un’elevata consapevolezza ri?essiva rispetto all’uso dei social media, il 76% degli intervistati afferma di pensare sempre alle implicazioni identitarie dei contenuti pubblicati, contro il 24% che dichiara di non farlo. Nonostante un’elevata consapevolezza dichiarata delle implicazioni identitarie della condivisione, impression management, emerge una discrepanza tra atteggiamenti dichiarati e comportamenti, già documentata nella letteratura (Goffman, 1959; boyd, 2014; Steinberg, 2017); pur in presenza di un’elevata ri?essività, una quota signi?cativa di genitori continua a condividere contenuti sui ?gli, sollevando interrogativi sul ruolo dei fattori sociali, normativi e relazionali che in?uenzano le pratiche di condivisione digitale (Bronfenbrenner, 1979; Livingstone et al., 2018).
Le azioni di promozione della salute digitale in capo al progetto si con?gurano come interventi preventivi e psicoeducativi a bassa soglia, orientati alla promozione del benessere digitale e al rafforzamento delle competenze genitoriali, hanno coinvolto 95 genitori, prevalentemente intercettati durante incontri scolastici, 1 nucleo è stato intercettato presso lo sportello di ascolto psicologico, 1 situazione è stata reindirizzata al progetto Rel-Azioni Digitali, non ci sono stati invii diretti da parte dai PLS (Tab.1). Gli esiti sono stati rilevati tramite questionari di gradimento, dai quali sono emerse indicazioni preliminari sull’ef?cacia dell’intervento psicoeducativo ed elementi utili per implementazioni successive. Dal questionario di gradimento (Tab. 2), somministrato al termine dell’iniziativa di gruppo, risultano come temi maggiormente rilevanti: le sane abitudini digitali (riduzione dell’uso dei dispositivi durante pasti, sonno e momenti sociali – 39,3%) e le indicazioni d’uso (evitare i devices come strumenti di ricompensa, punizione, intrattenimento o paci?cazione – 39,3%), seguiti da regole per lo screen time (17,9%) e App di Parental Control (3,5%). Le adesioni agli incontri di gruppo hanno riguardato prevalentemente madri di bambini 3-5 anni, mentre la fascia 0-2 anni è risultata scarsamente rappresentata. Quest’ultimo emerge come dato interessante, che orienta a ri?ettere su come strutturare azioni mirate per aumentare la consapevolezza sul tema del digitale dei neo-genitori.

2.2. Il Progetto Rel-Azioni digitali
La metodologia dello sportello Rel-azioni Digitali prevede l’accesso di genitori, educatori e adolescenti, che possono usufruire di un massimo di cinque incontri di counseling psicologico. Al termine, il professionista valuta l’opportunità di un invio a servizi specialistici o, in alternativa, propone interventi psicoeducativi per genitori, percorsi gruppali o formativi per educatori, o interventi individuali per adolescenti. L’obiettivo è promuovere un uso consapevole e sostenibile dei dispositivi digitali, af?nché non interferiscano con la traiettoria di sviluppo in adolescenza. Tra luglio 2024 e settembre 2025, il progetto ha intercettato 20 genitori di adolescenti (10–17 anni), perlopiù inviati dai MMG che avevano partecipato ad una formazione tenuta dal SerDP sull’uso problematico delle tecnologie e le nuove forme di dipendenza. Le principali dif?coltà emerse riguardano la gestione del tempo di utilizzo dei devices, le alterazioni del ritmo sonno-veglia e la scarsa autoregolazione rispetto agli impegni quotidiani, in particolare scolastici. Sono stati seguiti 6 adolescenti in percorsi di counseling e 5 educatori dei centri giovanili di Rimini e Riccione, interessati ad approfondire i temi del digitale per migliorare le proprie competenze educative. Inoltre, 2 casi sono stati indirizzati ad altri sportelli specializzati per il Disturbo da Gioco d’Azzardo, a conferma della necessità di una continuità tra gli interventi di prevenzione sul digitale, gaming e GAP e dell’importanza del lavoro di rete. Per gli educatori, i bisogni emersi sono stati affrontati attraverso interventi gruppali psicoeducativi, ?nalizzati a comprendere i mondi digitali abitati dagli adolescenti e a ideare esperienze relazionali più ef?caci nei contesti aggregativi. Il parent training rivolto ai genitori ha mirato a contenere e riorientare paure e resistenze verso il digitale, promuovendo competenze utili a sostenere la relazione genitore-?glio, favorire la condivisione di paure, ansie e strategie di controllo sui propri ?gli legate ai rischi dell’online (dipendenza, cyberbullismo, esposizione a contenuti inappropriati) e a bilanciare ?ducia e sorveglianza. Nei colloqui con gli adolescenti sono emerse fragilità coerenti con la fase evolutiva: i ragazzi hanno mostrato curiosità e apprezzamento per uno spazio di ascolto non giudicante, riconoscendo il bisogno di autonomia e appartenenza online e ri?ettendo sui rischi di un uso disfunzionale. Tra i temi principali ?gurano il con?itto con i genitori, le dif?coltà comunicative intergenerazionali e la fatica nel negoziare regole condivise, in un contesto in cui anche gli adulti faticano a interrogarsi sui propri modelli genitoriali e sui propri usi digitali.

3. Valutazioni di esito e azioni di miglioramento
Alla luce dei dati rilevati, emergono indicazioni signi?cative per l’orientamento delle future azioni di prevenzione e sensibilizzazione, in particolare in relazione al fenomeno della precocizzazione degli esordi psicopatologici nell’ambito della salute mentale e delle dipendenze comportamentali. I progetti Educare al Digitale e Rel-Azioni Digitali hanno evidenziato come il tema della salute digitale sia percepito come rilevante da PLS, MMG, educatori, specialisti e genitori di bambini al di sopra dei 2-3 anni di età, mentre la fascia 0- 2 anni risulta tuttora scarsamente rappresentata. Il periodo prenatale e perinatale, secondo quanto emerge dalla letteratura scienti?ca, resta una s?da per i servizi e gli enti territoriali impegnati nella promozione della salute, in quanto rappresenta una ?nestra temporale determinante per la prevenzione precoce di abitudini digitali disfunzionali e per la sensibilizzazione ad un’introduzione dei dispositivi coerente con l’età evolutiva e con le esigenze relazionali primarie. I genitori di bambini in età prescolare e scolare, più frequentemente già preoccupati per eventuali alterazioni comportamentali, tendono ad accedere con maggiore facilità agli sportelli e agli incontri di sensibilizzazione. Al contrario, i genitori di bambini nella fascia 0–2 anni mostrano una minore partecipazione alle iniziative di promozione della salute digitale. Tale dato rappresenta una criticità signi?cativa, che suggerisce la necessità di individuare nuove strategie di prevenzione e modalità di ingaggio più ef?caci. Potrebbe risultare utile, ad esempio, introdurre speci?ci approfondimenti sul tema della salute digitale all’interno dei corsi di accompagnamento alla nascita, oppure integrare tali contenuti nelle iniziative rivolte ai futuri genitori promosse dai Centri per le Famiglie del territorio, in un’ottica di tempestività e prossimità. Il coinvolgimento dei PLS ha comunque consentito di attivare un’importante azione di prevenzione primaria e secondaria in una fascia di popolazione che manifesta un basso livello di consapevolezza rispetto al tema e una limitata percezione del rischio. Nonostante le attività di sensibilizzazione, infatti, gli invii allo psicologo da parte dei PLS sono stati esigui, indicando la necessità di ulteriori sforzi per accrescere la consapevolezza e la partecipazione delle famiglie. Parallelamente, l’osservazione delle traiettorie di rischio in preadolescenza e adolescenza, emersa attraverso gli interventi di intercettazione precoce e l’abbassamento dell’età di primo accesso ai percorsi trattamentali specialistici, ha messo in evidenza la necessità di orientare le politiche locali verso progettazioni condivise e azioni di rete. Tali azioni devono essere in grado di creare interconnessioni dinamiche tra professionisti e servizi, come dimostrato dall’esperienza dello sportello Rel-Azioni Digitali. L’attivazione di un canale di invio da parte dei MMG allo sportello e la partecipazione di adolescenti in assenza di comportamenti francamente patologici, insieme a quella di operatori che lavorano con questa fascia d’età, rappresentano un risultato signi?cativo. Tali elementi testimoniano il successo della scelta strategica di un contesto non stigmatizzante e della collaborazione strutturata con la rete dei servizi e con il territorio. Questi esiti, seppur ancora in una fase embrionale, appaiono promettenti e pongono le basi per il consolidamento, negli anni, di Rel-Azioni Digitali come nodo stabile e riconosciuto all’interno degli interventi territoriali dedicati alla salute digitale.
Conclusioni
Accettare di operare nel territorio ibrido dell’Onlife non signi?ca ri?utare la tecnologia, ma riconoscerne le potenzialità e i rischi. Essa può essere risorsa di crescita, ma anche rifugio difensivo, risposta immediata a bisogni di sicurezza, riducendo le possibilità di un incontro autentico con centralità l’altro alla e limitando relazione le esperienze consente al trasformative. digitale di con?gurarsi Restituire come strumento e non come difesa, come opportunità e non come orizzonte chiuso. In questa prospettiva, i progetti Educare al Digitale e Rel-Azioni Digitali si delineano come una nuova frontiera della prevenzione, dai primi anni di vita ?no all’adolescenza. Il lavoro con le famiglie ha evidenziato, accanto a un interesse crescente, anche fragilità di ingaggio, indicando la necessità di rafforzare la comunicazione e consolidare un’alleanza più stretta tra servizi sanitari, scuola e genitori. L’educazione digitale si intreccia inevitabilmente con il tema della precocizzazione: l’accesso sempre più anticipato dei bambini ai dispositivi e l’esposizione precoce agli ambienti digitali richiedono interventi preventivi tempestivi, volti a promuovere un uso equilibrato e consapevole delle tecnologie. Ciò implica progetti di prevenzione primaria e di intercettazione precoce basati sulla sinergia tra sanità e scuola: i professionisti sanitari, come primi presidi di salute, hanno il compito di accompagnare le famiglie; la scuola, come luogo di socializzazione e apprendimento, diviene spazio privilegiato per promuovere salute e competenze digitali.
Co-autori
Gina Ancora, Direttore Dipartimento Salute Donna, Infanzia e Adolescenza, U.O. Terapia Intensiva Neonatale Rimini Director NIDCAP Training Center Rimini, AUSL Romagna, Ospedale Infermi Rimini, Vice Presidente Consiglio Direttivo Società Italiana di Neonatologia (SIN)
Antonella Antonelli, Pediatra Libera Scelta AUSL Romagna Rimini, Segretario Nazionale FIMP Federazione Italiana Medici Pediatri
Elena Lucarella, Psicologa-Psicoterapeuta, Cooperativa Sociale Cento Fiori, Rimini
Valentina Moscatiello, Psicologa-Psicoterapeuta
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