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25 Giugno 2026
Dipendenza da sostanze e comunità terapeutiche nel riminese: il caso della Comunità di Vallecchio
13 Luglio 2026Sul 12 metri dell’agenzia Albatros Nautica una settimana “indimenticabile” dove ri-ricercare e ripensare se stessi e il proprio percorso terapeutico: una nuova tappa per il progetto Ulisse della cooperativa sociale riminese.
Rimini – Sono tornati! Un altro anno di crociere terapeutiche Cento Fiori ha preso l’avvio nella tratta Rimini – Croazia, un’altra esperienza che segna in modo indelebile ospiti delle strutture terapeutiche della Cooperativa Sociale di Rimini e operatori. E un’altra pietra miliare in questa ultraventennale esperienza di cura delle dipendenze attraverso quella che oggi viene chiamata Outdoor education, ormai un “simbolo” della cultura del recupero della Cento Fiori di Rimini.

E sì, perché l’avvio di una nuova estate per il Progetto Ulisse ha coinciso con un inusuale scelta dei “croceristi/utenti”. Gli ospiti infatti provenivano da diversi trattamenti: dalla Comunità Terapeutica, dal Centro Osservazione e Diagnosi, dal Modulo Doppia Diagnosi. Quest’ultimo varato un anno fa per i pazienti che hanno avuto problemi legati alle sostanze e psichiatrici. Insomma, oltre a ricercare l’orizzonte marino per l’ennesima volta, quest’anno le tre equipe del comprensorio sociosanitario di Vallecchio hanno cercato di ampliare l’orizzonte dei trattamenti, mettendo insieme pazienti dalle esigenze diverse.

Una scommessa vinta, secondo utenti e operatori, quando una volta tornati “a casa”, a Vallecchio, tutti insieme hanno tirato le fila della settimana marina nel gruppo, passata toccando i porti di Ist, Zman, Baia Talassica, Olib, Lussino e Susak. Le risposte sono venute dal diario di bordo, il libro che i pazienti scrivono durante il soggiorno sul 12 metri, anche quest’anno affittato presso l’agenzia Albatros di Rimini. Dodici metri per 9 persone, sicuramente pochi ma certamente abbastanza per mettere a dura prova la convivenza in situazioni normali, figuriamoci con persone che non hanno mai avuto esperienze simili. E invece…

Dal diario di bordo dei ragazzi emerge un ricordo comune di una settima passata insieme in armonia con l’equipaggio Cento Fiori – da sinistra, il capitano Lorenzo Rizzo, al secolo responsabile del personale e paghe Cento Fiori, Michele Maurizio D’Alessio, secondo di bordo ma anche psicologo, Gabriella Maggioli, cambusiera, al secolo psicoterapeuta e responsabile delle strutture a Vallecchio, Chiara Gentili, sirena nelle acque croate ma educatrice e responsabile dei gruppi appartamento in terra riminese.
Poi qualcosa di più introspettivo nelle annotazioni degli utenti, le sensazioni a bordo e, verso il ritorno, cosa tenere di questa esperienza, quali riflessioni hanno fatto nascere dopo aver vissuto un viaggio in luoghi sconosciuti con una modalità mai provata prima e che – parole loro – non dimenticheranno mai. Pensieri che, abbandonati gli attimi spensierati del mare, si sono soffermati sul programma terapeutico in corso, sulla prima vacanza veramente vacanza, passata da “sobri”. Ma anche i pensieri sul sapore che sta avendo il tornare alle regole della comunità e vedere l’equipaggio – una volta sceso dalla barca – riprendere i vari ruoli abbandonati per una settimana: “è stato molto difficile”.

«La natura e la sua bellezza, insieme all’essere fuori dalla “comfort zone” grazie ad un ambiente straniero e non antropizzato, sono dei fattori importanti nella terapia» spiega Gabriella Maggioli, una volta smessi i panni della cambusiera e rientrata nel ruolo di responsabile delle strutture terapeutiche Cento Fiori di Vallecchio. «Così come altri fattori quali il vento, il sole, e il mare che decidono per noi il tempo del mangiare, del viaggiare, del dormire, mentre nella vita precedente del paziente questi ruoli decisionali erano presi dalle sostanze». Per non parlare dell’annullamento dei ruoli: «siamo tutti sulla stessa barca, quindi eguali», aggiunge la psicoterapeuta.
«Durante le crociere terapeutiche abbiamo cominciato a notare diversi fenomeni. Sembra che i pazienti riducano la richiesta di di benzodiazepine e di ansiolitici in generale. Così come appare che nei pazienti coinvolti dall’esperienza ci siano meno fuoriuscite dal programma riabilitativo e una crescita nella coscienza di sé e nelle motivazioni nel proseguire la terapia. Infine, si nota in diversi una sorta di “risveglio”, una rinnovata coscienza della loro situazione, come infatti è emerso dalle annotazioni dei ragazzi nel Diario di bordo in quest’ultima crociera».







